Nov 23 2007

Formazione e conoscenza, c’è differenza?

Pubblicato da Riccardo Vettore at 16:45 per Formazione

Formazione é un termine generico ma con questo termine cosa vogliamo dire? Come con molte altre parole viene interpretato, perché in base alle esperienze soggettive abbiamo la possibilità di dargli molti significati differenti, tutti sintetizzabili nella parola “formazione”.

Sono arrivato ad identificare il termine formazione con “formazione personale” mentre il termine “formazione professionale ” preferisco “declassarlo” ad aumento della conoscenza (non che sia roba da poco!).

Forse il mio é un concetto un po’ forzato ma ho delle forti motivazioni per affermarlo. Sapere tante cose, diventare un esperto di un dato argomento non va in secondo piano rispetto al come si utilizzano le cose che si sanno.

Anche nel mondo del lavoro si applica sempre di più questo concetto! Chi pretende di essere pagato in base al grado scolastico raggiunto a volte si scontra con realtà ben differenti dove non vieni premiato per il voto di laurea raggiunto ma per come utilizzi quello che hai imparato.

Cosa può fare veramente la differenza e cosa fa realmente la differenza allora? Secondo me lo fa la formazione intesa come formazione personale! La formazione personale aiuta, a volte con tempi lunghi e spesso con fatica, a diventare una persona migliore in ogni aspetto della vita; sia in quella privata che in quella lavorativa.

Mi sento fortunato. Mi sento fortunato perché ho intrapreso questo sentiero che ad ogni tappa da tante soddisfazioni e che percorro con entusiasmo e curioso di vedere dove mi porterà. Lascio qui un ringraziamento a chi mi ha dato l’occasione di percorrerlo a lunghi passi.

5 Responses to “Formazione e conoscenza, c’è differenza?”

  1. Stimpfl Danielon 24 Nov 2007 at 17:07

    Riccardo, dimentichi una cosa. Sono perfettamente d’accordo su quello che hai detto ma credimi la fortuna nel tuo lavoro non è data solo dalle tue conoscenze personali ma anche da come ti poni al lavoro personalmente ed emotivamente parlando. In poche parole: puoi sapere finché vuoi ma se l’azienda decide che il tuo carattere, il tuo modo di fare o comunque se le tue conoscenze non sono comuni allo standard aziendale: sei tagliato fuori.
    Oggigiorno non esiste più l’azienda che ti insegna a crescere. O entri già “imparato” o fai perdere tempo a tutti. E questo non è più sopportato.

    … alla faccia della formazione lavoro !

  2. luca baldisserottoon 25 Nov 2007 at 17:14

    Parole sacrosante!! Non è importante quanto sappiamo, ma il modo in cui utilizziamo il nostro sapere e il modo in cui agiamo: infatti il mondo è pieno di buone idee rimaste nel cassetto e pieno di persone che hanno una conoscenza professionale invidiabile, ma che si vedono superate, nei risultati, da altre persone che magari ne sanno un decimo!

    Per risultati intendo qualsiasi obiettivo chiaro e specifico che ciascuno di noi si pone: per un venditore può essere una vendita, per un professore può essere il riuscire a trasmettere con successo la propria conoscenza (sembra facile, ma sempre di vendita si tratta:) ).

    Quindi per formazione personale si intende lo studio dei comportamenti umani, lo studio dei meccanismi mentali che possono portare verso il successo o l’insuccesso: in poche parole per formazione personale si intende lo studio della mente umana, sfruttata, da ciascuno di noi, ancora in minima parte.

    Ritengo che nel nostro campo, quella della vendita di viaggi, ma vale anche per qualsiasi altro prodotto, conti per l’80% la psicologia (formazione personale) e per il 20% la tecnica, cioè la conoscenza professionale.

    La formazione personale ci fa capire che i risultati dipendono dalle nostre azioni, le quali dipendono dal nostro stato d’animo, il quale dipende dalle nostre convinzioni, le quali dipendono dal nostro desiderio.

    Se dovessi dire la cosa più importante che ho appreso, fin’ora, dalla formazione personale è che il segreto delle persone di successo, è l’accettare la piena responsabilità, cioè il pieno controllo di ciò che ci accade, di ciò che facciamo e quindi dei risultati che otteniamo, siano essi positivi o negativi. Quando dico questo a qualche amico, la prima cosa che mi viene contestata è : “voglio vedere se fuori piove come fai a controllare il tempo e far spuntare il sole”.
    Ecco, formazione personale vuol dire capire che nei confronti di ciò verso cui non puoi fare nulla, puoi comunque avere il controllo del tuo atteggiamento e una giornata di pioggia, diventa improvvisamente una bellissima giornata, anzi cominci a notare cose che prima non vedevi nemmeno!

    Colgo l’occasione per ricordare che Evolution Travel organizza diversi corsi di formazione personale, disponibili per tutti i promotori e tenuti dalle più importanti società italiane di formazione.

  3. Lisaon 27 Nov 2007 at 15:23

    Conoscenza e formazione li vedo come due elementi complementari: teoria e pratica che interagiscono e si alimentano a vicenda finchè sussiste nella persona lo stimolo e l’umiltà a confrontarsi con esperienze nuove.
    Io ho visto altre realtà aziendali e non sempre si ha la possibilità come qui di essere valorizzato per le idee che hai e per la tenacia con cui le porti avanti nel rispetto del comune obiettivo naturalmente.

  4. guendalina vigorellion 29 Nov 2007 at 16:20

    mi unisco pienamente al tuo sentimento (”mi sento fortunato”) !
    in effetti penso sia raro interagire in un contesto pofessionale in cui la formazione personale sia tenuta in così alta considerazione e sia così vivamente promossa e sostenuta.

    sono sempre molto orgogliosa di parlare di et e di come si lavora in et e ogni volta riscontro lo stupore delle persone che mi ascoltano perchè generalmente non c’è proprio l’abitudine a “coltivare” le persone per quello che d meglio possono dare.
    e in questo la formazione personale diventa un modo per mettere a fuoco le cose da una prospettiva diversa, al centro della quale ci sono delle persone e non solo dei numeri da raggiungere.

    conoscere le cose è fondamentale e se a questa conoscenza si aggiunge una formazione che ti permette di capire meglio te stesso e le persone con cui lavori/vivi/ti relazioni allora la possibilità di raggiungere il successo, inteso come raggiungimento di ciò che veramente desideri, è davvero alta!

    in questo penso che et sia veramente un’azienda d’eccezione.
    mi unisco quindi anche al tuo ringraziamento e consiglio a tutti di approfittarne :)
    guendalina

  5. Laura Tussion 03 Feb 2008 at 19:11

    PEDAGOGIA TRA SOCIALE E TERRITORIO.
    R. FRANCHINI. COSTRUIRE LA COMUNITA’ CHE CURA, F. ANGELI 2007.

    di LAURA TUSSI

    I luoghi dell’educazione sono sempre più le istituzioni, le aziende, le associazioni, le istituzioni e gli enti del tempo libero, mentre la scuola non è più matrice di agenzie formative. Il Long Life Education e l’extrascolastico convivono in una relazione transattiva di istruzione, educazione e formazione. Pertanto sussistono due semiosi, il territorio e il sociale, nel cui ambito si assiste all’impellente disagio della famiglia, del nucleo famigliare, quale ambiente socioaffettivo dove la socializzazione primaria attribuisce all’individuo stabilità emotiva e sicurezza relazionale. Si vive la crisi dell’istituzione famiglia in un’eclissi valoriale nel degrado dei contesti urbani, dove pullulano interventi di affido e gestioni educative e famigliari, nonché adozioni. L’imperativo della deistituzionalizzazione per le persone in condizioni di disagio suscita la cultura della domiciliarità e dell’integrazione, che invalida l’istituzione resa più flessibile e aperta ai contesti territoriali. Negli anni 70 si assiste allo sviluppo degli aiuti domiciliari, nella cornice del welfare con connotati assistenziali e positivistici e che contiene incertezze professionali e di aiuto alla persona. Nell’azione di aiuto alla persona in disagio subentra la relazione educativa, per cui in assenza di una razionalità pedagogica i servizi declinano in assistenzialismo e sanitarismo. L’assistenzialismo comporta lo sbilanciamento dell’azione di assistenza, per cui l’assistente risulta al centro dell’azione d’aiuto, nell’atto di soccorrere il disagio invece, l’assistenzialismo lo amplia, relegando il disagiato nel ruolo di impotente ed elemosinato. Con l’assistenzialismo l’aiuto perde il connotato relazionale della reciprocità per un’evidente asimmetria. L’assistenzialismo si traduce in istituzionalismo con processi di separazione dal contesto ambiente, di spogliazione della personalità, di ritualismo nella comunicazione interpersonale. Il sanitarismo rappresenta un altro aspetto dei servizi alla persona. Il pedagogista è un professionista che salvaguarda l’unità di senso, la mission dell’istituzione e del servizio. L’educatore professionale è un operatore educativo che utilizza la relazione educativa e i suoi strumenti, tra cui il progetto educativo che rappresenta la diade più fondata del manuale di qualità, quale documento dove il servizio accreditato dichiara le metodologie e gli strumenti di individualizzazione e di prestazione. Dunque il progetto educativo prevede una mission (bildung e paideia), degli obiettivi, degli utenti e dei metodi come risorse umane e strumentali, momenti di differenziazione e integrazione, attività e sistemi di valutazione. L’educatore professionale è il soggetto della relazione educativa, come reciprocità, continuità, intenzionalità e progettualità. Il mondo dell’educazione extrascolastica tende a una situazione di stasi ed equilibrio, dove la pedagogia dovrebbe avvicinarsi al mondo dell’educazione territoriale e comunitaria e al terzo settore riappropriandosi della sua vera origine sociale e pedagogica, eclissando l’aspetto clinico e sanitario. L’avvicinamento tra sociale e sanitario deve essere distinto, in quanto, diversamente, la sua crasi genererebbe confusione, mentre si auspica un maggiore contributo dell’educativo che genera cambiamento, bellezza, forza del domani.

    LAURA TUSSI

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